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La poesia nei secoli scorsi era un po’ come i social network di adesso: dava testimonianza dell’esistenza di qualcuno e di qualcosa, era utile per farsi conoscere e notare, serviva addirittura per dare consigli e suggerimenti in fatto di cucina. Per questo motivo, non stupisce il fatto che alcuni letterati del passato si dilettavano a scambiarsi corrispondenze poetiche per parlare di come preparare un risotto alla perfezione, proprio come si farebbe oggi nelle forme del commento, del post e dei video tutorial.

Un esempio clamoroso di versi dedicati al risotto sono quelli che si scambiarono il poeta Giovanni Pascoli e il giornalista Augusto Guido Bianchi, che assomiglia in realtà ad una diatriba scherzosa sulla ricetta del risotto alla milanese!

Bianchi consigliava di preparare il risotto alla milanese con burro, aglio, zafferano e tanto formaggio da grattugiare sopra. Solo “così” – scrive – “avrai di Milan pronto il risotto”.

Occorre di carbone un vivo fuoco;
la casseruola; cento grammi buoni
di burro e di cipolla qualche poco.
Quando il burro rosseggia, allor vi poni
il riso crudo; quanto ne vorrei
e mentre tosta l’aglio e scomponi.
Del brodo occorre poi: ma caldo assai;
messine un po’ per volta, che bollire deve continuo, né asciugarsi mai.
Nel tutto, sulla fine, diluire
di zafferano un poco tu farai
perché in giallo lo abbia a colorire.
Il brodo tu graduare ben saprai, perché denso sia il riso, allor che è cotto.
Di grattugiato ce ne vuole assai.
Così avrai di Milan pronto il risotto.

Augusto Guido Bianchi (1904)

Risotto-alla-milanese

L’autore di Novembre con il suo celebre “gemmea l’aria”, invece, dà la propria rivisitazione di questo primo piatto ormai famoso in tutto il mondo, descrivendone una gustosa variante: il risotto romagnolesco.

Come consiglia la poesia di Pascoli, fai rosolare della cipolla su un tegamino con del burro, poi aggiungici dei fegatini, dei funghi e un bicchiere di passata di pomodoro, lascia “covare chiotto chiotto”. Nel frattempo scalda il risotto alla milanese Pronti, Via! in padella (2 minuti a fuoco lento) oppure al microonde (90 secondi) ed ecco preparato “il risotto romagnolesco che mi fa Mariù” (sorella del Pascoli ndr.).

Amico, ho letto il tuo risotto in …ai!
E’ buono assai, soltanto un po’ futuro,
con quei tuoi “tu farai, vorrai, saprai”!

Questo, del mio paese, è più sicuro
perché presente. Ella ha tritato un poco
di cipolline in un tegame puro.

V’ha messo il burro del color di croco
e zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.

Tu mi dirai: “Burro e cipolle?”. Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.

Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro,
dopo il mio greco, dopo il mio latino!

Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.

Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
Il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
romagnolesco che mi fa Mariù.

Giovanni Pascoli (1905)

risotto-alla-milanese-funghi-pomodoro

Se dopo questo vi è venuta voglia di poesia e di risotto sappiate che non sono mondi poi così distanti, perché entrambi nutrono corpo e intelletto!

Trovate tutte le varianti dei risotti e altre buonissime ricette firmate Pronti, Via! qui.

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